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N. - 05/06/2018

Coldiretti Rovigo: la frutticoltura polesana paga la riforma dei buoni lavoro

Da strumento utile al lavoro occasionale per studenti e pensionati a strumento di difficile applicazione. Si può riassumere così la drastica riduzione del numero di buoni lavoro utilizzati dalle aziende agricole per le attività stagionali in campagna, dove con l’avvicinarsi dell’estate è tempo di raccolta della frutta. “La riforma ha introdotto una burocrazia eccessiva che non tiene in considerazione le specificità del lavoro nei campi – sottolinea il presidente di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan – la nuova procedura per l’utilizzo dei buoni, richiede un’eccessiva programmazione ed ha introdotto oneri che gravano sulle aziende agricole”. Se prima era sufficiente recarsi in una ricevitoria qualsiasi ed acquistare il buono subito attivabile, infatti, ora occorre eseguire un versamento in F24 ed aprire una procedura tramite piattaforma Inps almeno 8 o 10 giorni prima dell’inizio dell’attività lavorativa, oltre al rispetto di diverse restrizioni che penalizzano il settore agricolo. “Basti pensare – continua il presidente Salvan – che i lavoratori per essere impiegati mediante i buoni lavoro devono dotarsi di pin e procedere alla registrazione nel portale Inps. Tale modalità ha complicato, dunque, l’utilizzo anche per il prestatore, in particolare nel caso di pensionati che non hanno familiarità con i mezzi informatici, pregiudicandone il ricorso in agricoltura, settore di cui non considera le caratteristiche”. Dimentichiamo quindi i numeri registrati dall’agricoltura polesana che nel 2016 contava 14.000 voucher utilizzati, dando la possibilità a pensionati, studenti e giovani di integrare il proprio reddito nelle campagne. I voucher erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 per la vendemmia proprio per le peculiarità dell’offerta di lavoro agricolo. Nel corso degli anni successivi l’agricoltura è stata l’unico settore che è rimasto praticamente “incatenato” all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni che gli altri settori non hanno mai più conosciuto fino all’abrogazione. “Il nostro territorio ha bisogno di uno strumento ad hoc per l’agricoltura sempre nel rispetto della legalità, che ne rispetti le caratteristiche e che semplifichi l’attività delle imprese, invece di complicarla – conclude Carlo Salvan – auspichiamo un ripensamento della disciplina ed una maggiore attenzione ad uno dei settori chiave per i territori ed il Paese. Serve un’azione di responsabilizzazione di tutta filiera, per spezzare la catena dello sfruttamento che si alimenta dalle distorsioni lungo la filiera: dalla distribuzione all’industria che arriva a sottopagare i prodotti nelle campagne pochi centesimi”.

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